LA RICERCA DI PROVENTI IN ALTERNATIVA ALLE SPONSORIZZAZIONI

Ci è ben noto che la maggior parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche fondano i propri bilanci sulla raccolta di proventi da sponsorizzazione. Questa attività, come abbiamo più volte avuto modo di chiarire nei nostri interventi[1], purché venga gestita con modalità rigorose, è del tutto lecita e conveniente per le società sportive, tuttavia riteniamo utile riepilogare alcune modalità alternative di raccolta di proventi che possono affiancare quelli provenienti dalle sponsorizzazioni. In particolare ci soffermeremo su fattispecie diverse da quelle correlate alla cessione dei diritti alla prestazione sportiva degli atleti.

In primo luogo ricordiamo la possibilità di raccogliere proventi con l’attività istituzionale, la quale dovrebbe anzi costituire il punto di partenza per ciascuna associazione senza fine di lucro. A tal fine occorre soffermarsi sull’incasso dei pagamenti delle quote associative. È opportuno che qualsiasi associazione sportiva determini annualmente l’importo della quota da pagare[2] per il proprio socio e si preoccupi di incassarla ed esporla nel rendiconto annuale. Stesso discorso vale per la raccolta delle quote di tesseramento che non necessariamente sono correlate alle quote associative anche perché, mentre le quote associative in sé rappresentano un utile per le associazioni sportive, le quote di tesseramento hanno una correlazione col costo sostenuto nei confronti della federazione sportiva di riferimento.

Un’altra fonte di finanziamenti nell’ambito delle attività istituzionali è costituita dalla raccolta di erogazioni da parte di soggetti privati. Questa modalità di raccolta di finanziamenti si differenzia dalla sponsorizzazione in quanto l’erogazione di denaro non viene effettuata a fronte di una contro-prestazione, bensì avviene spontaneamente senza prestazione corrispettiva. È opportuno che l’associazione conosca le agevolazioni che sono previste dalla normativa per chi eroga queste somme in modo da poter sollecitare queste donazioni con adeguati incentivi. In questa sede ricordiamo innanzitutto che è prevista una generica possibilità di effettuare una detrazione di imposta commisurata al 19% sulla somma erogata. L’articolo 15, comma 1, lettera i-ter) prevede questa detrazione e pone un limite di 1.500 euro all’anno e l’obbligo di effettuare il pagamento con modalità tracciabile. In altri termini quindi l’associazione, rilasciando una certificazione dell’avvenuta ricezione dell’erogazione, può permettere al finanziatore di recuperare 285 euro.

È da segnalare anche una agevolazione speciale introdotta nel 2018 e riproposta nel 2019 denominata Sport-Bonus che permette ai privati e agli imprenditori di detrarre o dedurre una quota significativa delle proprie erogazioni effettuate alle associazioni sportive dilettantistiche e destinate a realizzare interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi. La misura del beneficio fiscale si attesta sul 65% e quindi appare particolarmente interessante. In altri termini un soggetto che intenda finanziare una ristrutturazione di un impianto sportivo donando 10.000 euro potrà recuperarne 6.500 come detrazione fiscale o credito di imposta[3].

Ricordiamo ancora la possibilità di raccogliere fondi attraverso la erogazione del cinque per mille dell’Irpef. Tale possibilità è prevista solo per le associazioni sportive dilettantistiche che svolgono una rilevante attività sociale[4] e presuppone la tempestiva iscrizione all’elenco dei soggetti beneficiari.

Evidenziamo infine delle recenti iniziative denominate marketing sociale che permettono di contemperare le esigenze di soggetti diversi ovvero l’associazione sportiva, i soci dell’associazione ed i commercianti. In sostanza si tratta di effettuare delle convenzioni tra l’associazione sportiva ed alcuni esercizi commerciali i quali si impegnano a erogare all’associazione sportiva una percentuale delle vendite effettuate a clienti che sono stati indirizzati al negozio dalla associazione stessa. Tali accordi possono essere stipulati direttamente dalle associazioni sportive oppure possono essere utilizzate piattaforme apposite che garantiscono semplicità di esecuzione e non necessitano particolari consulenze per la contrattualizzazione dei rapporti. Segnaliamo a tal proposito l’interessante iniziativa di questo genere denominata Tre Cuori[5] che potrebbe garantire introiti non irrilevanti per le associazioni che riuscissero ad effettuare accordi con negozi o supermercati radicati sul proprio territorio.

Parma, 24 settembre 2019

Dr. Fabio Zucconi

 

 

[1] Cfr. http://www.studiofabiozucconi.it/vademecum-per-le-sponsorizzazioni-sportive/ http://www.studiofabiozucconi.it/deducibilita-spese-sponsorizzazione/

[2] Cfr. http://www.studiofabiozucconi.it/le-diverse-categorie-di-soci-i-tesserati-e-lobbligo-di-versare-la-quota-associativa/

[3] Cfr. http://www.studiofabiozucconi.it/dal-30-maggio-i-titolari-di-reddito-di-impresa-possono-inviare-le-richieste-per-usufruire-dello-sport-bonus/; http://www.studiofabiozucconi.it/sport-bonus-e-uscita-la-modulistica-con-sorpresa-anche-i-privati-devono-presentare-la-richiesta/

[4] La associazione deve infatti svolgere prevalentemente una tra le attività di: avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni; avviamento alla pratica sportiva in favore di persone di età non inferiore a 60 anni; avviamento alla pratica sportiva nei confronti di soggetti svantaggiati in ragione delle condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

[5] Cfr. https://www.trecuori.org/marketing-sociale/#tc-3