LA TASSAZIONE DEI REDDITI DA CESSIONE DI VALUTE ESTERE RIVENIENTI DA CONTI CORRENTI – parte 1 di 5

Con l’avvicinarsi della stagione delle dichiarazioni dei redditi risulta necessario per i contribuenti dotati di conti correnti in valuta estera detenuti sia presso intermediari residenti, sia all’estero, determinare se si siano verificati i presupposti per la dichiarazione delle plusvalenze correlate alla disponibilità di tali conti e, nel caso positivo, raccogliere la documentazione per procedere alla complessa operazione di determinare l’imponibile fiscale da dichiarare nel quadro RT.

In generale durante l’anno 2018 si può affermare che le maggiori valute non abbiano avuto notevoli apprezzamenti o deprezzamenti rispetto all’euro (con la notevole eccezione della Lira Turca e in misura minore, ma pur sempre apprezzabile, il Rublo e il Rand che si sono notevolmente svalutati rispetto all’euro, mentre lo Yen ha avuto un certo apprezzamento). Tuttavia ciò non può lasciare del tutto tranquilli gli investitori dotati di conti correnti in valuta in quanto come è noto, soprattutto per le posizioni più dinamiche, è sufficiente che alcune movimentazioni si siano concentrate in particolari date nel corso dell’anno per generare plusvalenze (o minusvalenze) di entità rilevante.

Tenendo in considerazione queste necessità ci siamo accorti che pur essendo numerosi i soggetti residenti in Italia titolari di conti correnti in valuta, il tema delle imposte sui redditi prodotti da cessioni di valute estere rivenienti da conti correnti valutari non è stato oggetto di numerosi approfondimenti dottrinali e spesso sussistono dubbi per i contribuenti e per i loro consulenti sulle modalità da applicare per la determinazione di questo genere di plusvalenze. Al fine di affrontare e cercare di chiarire alcuni di questi dubbi abbiamo predisposto un approfondimento che ha l’ambizione di affrontare i temi più significativi sull’argomento, fornendo da un lato soluzioni pratiche alla necessità di pervenire alla determinazione delle imposte da dichiarare e versare e contemporaneamente approfondendo dall’altro lato la parte teorica riportando in maniera sistematica le fonti normative e di prassi che presiedono alla disciplina di questo tema.

Questo approfondimento, essendo particolarmente corposo, verrà pubblicato in cinque parti per renderne più semplice e scorrevole la lettura e per dare un maggiore ordine agli argomenti trattati.

Oggi verrà quindi pubblicata la prima parte contenente l’indice e i primi due capitoli con l’introduzione e la descrizione delle fattispecie imponibili.

Successivamente verranno effettuate altre quattro pubblicazioni in sequenza che affronteranno i seguenti temi:

Parte 2: Condizione preliminare: limite quantitativo di 51.645,69 euro;

Parte 3: Modalità di tassazione della plusvalenza: Le operazioni che danno luogo alla rilevazione di plusvalenze; La determinazione del corrispettivo percepito; La determinazione del costo sostenuto;

Parte 4: Modalità di tassazione della plusvalenza: L’abbinamento del costo sostenuto al corrispettivo percepito: il metodo Lifo; Le minusvalenze;  L’imposta sulle plusvalenze; La compilazione del quadro RT della dichiarazione dei redditi

Parte 5: La ratio della tassazione dei redditi da cessione di valute estere rivenienti da conti correnti:  Rapporto con la componente di plusvalenza correlata alla variazione del tasso di cambio incorporata nel capital-gain per cessione di titoli denominati in valuta estera; Quali redditi vengono effettivamente tassati con le plusvalenze da cessione di valute rivenienti da conto corrente.

Indice:

  1. Introduzione
    • Premessa
    • Sommario
  2. Le fattispecie imponibili
  3. Condizione preliminare: limite quantitativo di 51.645,69 euro
    • Definizione della condizione per la imposizione
    • Conti correnti da prendere in considerazione
    • Conti correnti cointestati
    • Le comunicazioni del superamento del limite da parte dell’intermediario
    • L’obbligo per il contribuente di verificare autonomamente la condizione di imponibilità
    • Il tasso di cambio da applicare per la verifica della condizione di imponibilità
    • La modalità di determinazione della giacenza in valuta prima dell’applicazione del tasso di cambio
  4. Modalità di tassazione della plusvalenza
    • Le operazioni che danno luogo alla rilevazione di plusvalenze
    • La determinazione del corrispettivo percepito
    • La determinazione del costo sostenuto
    • L’abbinamento del costo sostenuto al corrispettivo percepito: il metodo Lifo
    • Le minusvalenze
    • L’imposta sulle plusvalenze
    • La compilazione del quadro RT della dichiarazione dei redditi
  5. La ratio della tassazione dei redditi da cessione di valute estere rivenienti da conti correnti
    • Rapporto con la componente di plusvalenza correlata alla variazione del tasso di cambio incorporata nel capital-gain per cessione di titoli denominati in valuta estera
    • Quali redditi vengono effettivamente tassati con le plusvalenze da cessione di valute rivenienti da conto corrente

 

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  1. Introduzione

1.1 Premessa

Un’esigenza frequentemente avvertita nell’ambito della tassazione dei redditi finanziari è quella di determinare le imposte sui redditi prodotti da cessioni di valute estere effettuate attraverso l’utilizzo di conti correnti valutari. Questo tema tuttavia, pur essendo correlato a necessità relativamente diffuse, non è stato fino ad ora oggetto di numerosi interventi da parte della dottrina. Di seguito proponiamo quindi un approfondimento dei vari aspetti implicati nell’argomento.

1.2 Sommario

Procederemo innanzitutto a delimitare quali sono le fattispecie imponibili; descriveremo successivamente le regole che la normativa di settore ha dettato per la tassazione di queste fattispecie e contemporaneamente cercheremo di approfondire le modalità pratiche di determinazione delle imposte che sono in verità particolarmente articolate e, tranne nei casi di più piccole dimensioni, necessitano di una capacità di calcolo sufficientemente potente.

Infine ci occuperemo di chiarire che questa modalità di tassazione è complementare alla imposizione del guadagno in conto valuta incorporato nel capital gain che si ottiene con la cessione di titoli denominati in valuta estera e non rappresenta una duplicazione della stessa e forniremo una spiegazione ragionevolmente comprensibile della motivazione sottesa a questo tipo di imposizione di cui nella maggior parte dei casi il contribuente non comprende immediatamente la ratio in quanto non viene avvertito il collegamento con l’effettivo realizzo di un guadagno che invece caratterizza le altre fattispecie di imposizione dei redditi finanziari nel regime dichiarativo.

  1. Le fattispecie imponibili

Muoviamo quindi dalla identificazione di quali sono le fattispecie imponibili. A tal fine è opportuno chiarire quali siano state le motivazioni che hanno guidato il legislatore nel dettare la disciplina di questo settore. Come viene precisato nella prima importante Circolare[1] esplicativa successiva alla riforma della tassazione dei redditi finanziari del 1997-1998[2]con riferimento alle valute estere … il legislatore ha inteso assoggettare a imposizione solo le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso delle valute di cui sia stata acquisita e mantenuta la disponibilità per fini di mero investimento”. In altri termini si è ritenuto di tassare solo le plusvalenze correlate ad investimenti in valuta estera con intenti speculativi. Per questo motivo sono state escluse da tassazione le cosiddette operazioni a pronti funzionali ad attività diverse da quelle speculative[3]. La stessa Circolare spiega poi come si è giunti a circoscrivere le operazioni in valuta non speculative che sono rimaste al di fuori del perimetro impositivo e afferma quindi: “considerato … che sarebbe stato alquanto problematico accertare di volta in volta quando la disponibilità della valuta sia stata acquisita e mantenuta per finalità d’investimento finanziario, il legislatore ha stabilito che tale finalità deve ritenersi esistente per presunzione assoluta di legge in due diverse ipotesi e cioè nelle ipotesi in cui la valuta sia stata ceduta a termine ovvero immessa su depositi o conti correnti”. Si precisa ancora nella medesima circolare che “alla cessione a titolo oneroso della valuta il legislatore ha equiparato anche il prelievo dal conto corrente o dal deposito. L’introduzione di tale equiparazione è giustificata dalla considerazione che quando la valuta è uscita dal conto corrente o dal deposito, non è più possibile stabilire se e in che momento essa è stata successivamente ceduta”.

Ciò premesso e tenendo in considerazione quindi il tenore delle disposizioni contenute nel primo comma dell’articolo 67 del Tuir[4] che disciplinano la tassazione dei redditi producibili in qualunque modo tramite investimenti in valuta, si evince innanzitutto che sono assoggettate a tassazione le plusvalenze generate da investimenti in valuta estera purché queste derivino da specifiche operazioni speculative, siano esse di cessione a termine di valuta (lettera c-ter) o correlate a operazioni realizzate mediante rapporti da cui deriva il diritto o l’obbligo di cedere o acquistare a termine valute o di ricevere o effettuare a termine pagamenti legati a quotazioni di valute estere (lettera c-quater) o mediante strumenti finanziari attraverso cui possono essere conseguiti differenziali di valore in dipendenza di un evento incerto correlato al corso delle valute (lettera c-quinquies). Queste fattispecie, correlate a specifiche operazioni speculative e tassate singolarmente in base all’utile prodotto dal singolo investimento, non saranno oggetto di questo intervento. In effetti il presente documento si concentrerà invece nell’approfondire le modalità di tassazione dell’altra fattispecie di tassazione delle plusvalenze generate da cessione di valute estere: i redditi derivanti dalla movimentazione di conti correnti o depositi in divisa estera disciplinate dalla parte della disposizione contenuta nella lettera c-ter) del primo comma dell’articolo 67 Tuir che non si occupa della tassazione della cessione a termine di valuta.

Parma, 12/5/2019

Dr. Fabio Zucconi

[1] Circolare Ministero Finanze n.165 del 24 giugno 1998, punto 2.2.3.

[2] Cfr. Decreto Legislativo n.461 del 21/11/1997 entrato in vigore il 1/7/1998 che ha modificato il testo dell’art.67 Tuir (allora numerato come articolo 81) in maniera che sostanzialmente è rimasta invariata ad oggi per il tema oggetto di questo intervento.

[3] Così quindi, ad esempio, il soggetto che decide di fare un viaggio a Londra e si fa consegnare dalla propria banca 2.000 Sterline in contanti addebitandone il controvalore in Euro al tasso di cambio della data in cui ritira la valuta, se anche rientrando dal viaggio riversa 500 Sterline che gli sono rimaste e si giova di un cambio che nel frattempo ha rivalutato la Sterlina rispetto all’Euro non verrà tassato per questo guadagno in quanto lo stesso si configura come del tutto casuale e comunque non certo speculativo.

[4] Tuir: Testo Unico delle Imposte sui Redditi contenuto nel D.P.R. n.917 del 22 dicembre 1986. D’ora innanzi ogni riferimento a questa normativa verrà semplicemente effettuato con la sigla Tuir.