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Studio Fabio Zucconi

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LAVORATORE SPORTIVO E VOLONTARIO

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CONTENUTO IN Sport-Update – Newsletter n. 13/23 – 10/9/2023

1. La contrapposizione lavoratore sportivo / volontario sportivo

Il primo tema di cui ci occupiamo negli approfondimenti relativi alla Riforma dello Sport dopo l’approvazione del correttivo[1] avvenuta lunedì scorso[2] attiene alla differenza di inquadramento tra lavoratore sportivo e volontario.

D’ora in avanti infatti quando si dovrà valutare l’inquadramento di un soggetto che svolge attività per conto dell’ente sportivo dilettantistico, il primo passaggio da compiere sarà quello di capire se si rientra nell’ambito del lavoro sportivo, oppure se chi svolge attività per conto dell’ente sia da considerarsi un volontario sportivo, oppure infine se il rapporto debba essere disciplinato al di fuori delle norme peculiari dello sport e si debba invece inquadrare come un rapporto di lavoro ordinario.

Questa classificazione è essenziale per determinare le conseguenze a livello fiscale, contributivo e di adempimenti da svolgere in relazione al rapporto tra collaboratore ed ente sportivo.

La lettura integrale dell'articolo è riservata agli abbonati al servizio SPORT-UPDATE. Per informazioni e richieste di abbonamento inviare mail a segreteria@studiofabiozucconi.it

Innanzitutto va chiarito che il lavoratore sportivo e il volontario sportivo sono due figure distinte e alternative. In altri termini un ente sportivo non può contemporaneamente considerare un suo collaboratore come lavoratore sportivo e come volontario sportivo[1]. Ciò comporta che non si possono cumulare le disposizioni  previste per le due diverse figure e quindi, ad esempio, non sarà possibile remunerare il lavoratore sportivo con un compenso indicato nel contratto di lavoro[2] e contemporaneamente erogare un rimborso spese autocertificato di 150 euro al mese[3].

La discriminante principale che orienta la scelta tra lavoro sportivo e volontario è legata alla previsione di un compenso per l’attività svolta. A tal fine è necessario distinguere il concetto  di compenso con quello di rimborso. Nella precedente normativa in vigore fino al 30 giugno 2023 questi concetti erano entrambi ricompresi nella fattispecie del reddito da collaborazione sportiva qualificato come reddito diverso[4], mentre ora sono nettamente distinti tra loro. Il soggetto che viene pagato per svolgere l’attività per conto dell’ente sportivo dilettantistico quindi va inquadrato come lavoratore sportivo, mentre il volontario deve obbligatoriamente rinunciare a qualsiasi forma di compenso e potrà ottenere solo un rimborso spese dovendo giustificare ogni spesa di cui chiede il rimborso e non potendo usufruire di rimborsi di tipo forfettario[5].

Ed in effetti la centralità dell’esistenza di un elemento retributivo si può vedere anche nelle semplici definizioni che la nuova normativa fornisce per le due figure. Il lavoratore sportivo viene definito come colui che esercita attività sportiva verso un corrispettivo[6], mentre è volontario colui che mette “a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere lo sport, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ma esclusivamente con finalità amatoriali”[7].

2. Le differenze nella normativa relativa a lavoratore sportivo e volontario sportivo

Ciò premesso vediamo ora di comprendere quali differenze sussistono tra le due figure dal punto di vista dei costi fiscali e contributivi e degli adempimenti amministrativi.

  • I costi diretti (oneri fiscali e previdenziali)

Dal punto di vista dei costi possiamo molto semplicemente affermare che il volontario non rappresenta un costo fiscale o contributivo per l’ente sportivo in quanto, proprio per il fatto che non percepisce alcun compenso, non deve ovviamente subire alcun prelievo fiscale né contributivo. L’unico costo diretto da sostenere per poter usufruire dell’attività dei volontari sportivi è correlato all’obbligo di assicurazione per la Responsabilità Civile verso i terzi che viene posto in carico all’ente sportivo[8].

Al contrario per i lavoratori sportivi sono stati introdotti gli obblighi previdenziali[9] che erano esclusi dalla normativa precedente che qualificava i redditi da collaborazione sportiva come redditi diversi. Inoltre sono rimasti gli obblighi di tipo tributario che già esistevano con la vecchia normativa e per i quali è stata innalzata da 10.000 a 15.000 euro la soglia di non tassazione[10].

  • Gli adempimenti amministrativi

L’altra grande differenza che l’ente sportivo dilettantistico sperimenta a seconda che abbia a che fare con lavoratori sportivi o volontari è correlata all’obbligo di svolgere adempimenti amministrativi.

In effetti, ancora una volta, per i volontari non è previsto dalla normativa alcun particolare adempimento obbligatorio. È bene chiarire infatti che non esiste un contratto di volontariato da stipulare con chi svolge la sua attività in modo spontaneo e gratuito come previsto dall’art.29 del D.Lgs. 36/2021. Ciò discende logicamente dal fatto che la decisione di svolgere attività in favore dell’ente sportivo dilettantistico deve derivare da una scelta spontanea e non  può quindi essere formalizzata in un contratto, né tanto meno in un contratto a prestazioni corrispettive visto che il volontario non può ricevere alcun compenso in contropartita all’attività svolta. L’unico documento formale che potrebbe esistere tra volontario ed ente sportivo è una dichiarazione con cui il volontario accetta di svolgere attività sportiva per conto dell’ente in forma non retribuita. Questa dichiarazione può essere utilizzata ai fini del tesseramento[11].

Altra precisazione molto importante attiene al fatto che la decisione del volontario di svolgere attività per conto dell’ente sportivo dilettantistico non va comunicata in alcun modo al RAS e sicuramente non si estende ai volontari l’obbligo di comunicazione UNILAV prevista per i lavoratori sportivi.

Come anticipato precedentemente, parlando dei costi, l’unico vero adempimento previsto dalla nuova legge per i volontari è invece l’obbligo di assicurazione  per la responsabilità civile verso i terzi. Per adempiere a questo obbligo la norma richiama la disciplina prevista per il Terzo Settore[12] che ammette la possibilità di stipulare polizze su base numerica[13] secondo quanto previsto  da un decreto attuativo[14] appositamente emanato ed utilizzabile anche nel caso degli enti sportivi grazie allo specifico richiamo presente nella legge. Consigliamo di far avere in visione questo decreto al vostro assicuratore di fiducia al fine di accertarsi che la copertura offerta sia pienamente coerente per adempiere all’obbligo assicurativo previsto dalla legge. Come conseguenza indiretta dell’obbligo assicurativo ora esaminato, l’ente sportivo dilettantistico viene inoltre gravato da un ulteriore adempimento che consiste nel mettere in funzione e far vidimare da un notaio[15] un registro dei volontari[16].

È invece molto più numeroso  l’elenco degli adempimenti amministrativi necessari per la gestione dei lavoratori sportivi. Innanzitutto è necessario che il rapporto di lavoro sportivo venga formalizzato attraverso un contratto nella forma della collaborazione coordinata e continuativa[17]. Successivamente i dati  relativi al rapporto di lavoro oggetto del contratto dovranno essere comunicati al RAS attraverso la procedura denominata UNILAV[18]. Dal punto divista temporale il contratto dovrà essere stipulato prima dell’inizio dell’attività di lavoro sportivo, mentre la comunicazione UNILAV dovrà essere fatta entro il giorno 30 del mese successivo all’inizio del rapporto di lavoro[19]. Una norma transitoria[20] stabilisce che per i contratti stipulati nel periodo compreso tra luglio  e settembre 2023 la comunicazione potrà essere fatta entro il 31 ottobre 2023.

Successivamente dovranno essere posti in essere tutti gli adempimenti correlati allo svolgimento del rapporto di lavoro e ai pagamenti dei compensi e quindi, in particolare: iscrizione del lavoratore sportivo alla gestione separata INPS; comunicazione tramite il RAS dei compensi periodicamente erogati (UNIEMENS); tenuta, sempre tramite il RAS, del Libro Unico del Lavoro; liquidazione dei contributi previdenziali e delle ritenute di acconto fiscali; versamento tramite modello F24 dei contributi e delle ritenute fiscali eventualmente dovute[21].

3. Confronto sulle mansioni che possono essere svolte come lavoratore sportivo e come volontario

Termineremo questo articolo con un breve cenno sulle mansioni che si possono svolgere attraverso il lavoro sportivo o il  volontariato sportivo. Ne deriverà per differenza che tutte le mansioni non rientranti in quelle previste per queste due figure dovranno essere disciplinate da strumenti di diritto ordinario[22].

  • Le mansioni del lavoratore sportivo

Per quanto riguarda il lavoratore sportivo la riforma indica esplicitamente alcune delle mansioni che rientrano nel novero e sostanzialmente si identificano con quelle dell’atleta e del tecnico[23]. Inoltre la norma[24] estende la possibilità di stipulare un contratto di lavoro sportivo a ogni altro tesserato che svolge mansioni rientranti tra quelle necessarie per lo svolgimento dell’attività sportiva sulla base di quanto previsto dagli specifici regolamenti approvati dal proprio ente affiliante. Dall’analisi dei primi regolamenti[25] emanati dalle Federazioni Sportive Nazionali e dagli Enti di Promozione Sportiva emerge una grande differenziazione e, anche escludendo gli enti affilianti che non hanno deliberato alcun documento, si passa da situazioni in cui vengono enumerate meno di dieci figure riconosciute come necessarie allo svolgimento dell’attività sportiva, ad altre in cui sono elencate oltre cinquanta tipi di incarichi. In generale si possono identificare alcuni macro-gruppi di mansioni tra i quali sono sempre presenti atleti, tecnici, dirigenti e giudici di gara. Spesso sono presenti altre figure riconducibili ad attività ausiliarie, tuttavia, ad esempio, le mansioni relative alla custodia degli impianti sportivi, alla pulizia degli stessi e alla cura del verde non vengono mai indicate da alcun ente affiliante. Addirittura in alcuni casi queste funzioni vengono esplicitamente escluse dagli enti affilianti che in specifici comunicati[26] dichiarano a chiare lettere che queste figure “non rientrano specificamente tra quelle necessarie per lo svolgimento di attività sportiva [e] dovranno essere oggetto di normali rapporti di lavoro (autonomo o subordinato) previsti dalle norme vigenti e non potranno usufruire delle agevolazioni previste per il <<Lavoro Sportivo>>”. In attesa di un approfondimento specifico sulle mansioni che sarà oggetto di un prossimo articolo, per il momento possiamo comunque affermare che per l’attività del custode dell’impianto sportivo, del giardiniere, dell’addetto alla pulizia dell’impianto sportivo e anche dell’autista di pullmini[27] per il trasporto degli atleti, ben difficilmente sarà possibile instaurare un rapporto di lavoro sportivo. Rientrano invece in maniera certa[28] le prestazioni dei dirigenti. Terminiamo questa breve introduzione sulle caratteristiche e le mansioni dei lavoratori sportivi con la constatazione che oggi[29] appare necessario che il lavoratore sportivo sia un tesserato dell’ente sportivo da cui riceve il compenso. Questa conclusione deriva in parte da una previsione specifica della legge[30] che richiede esplicitamente che il lavoratore sportivo sia tesserato e in parte dalla considerazione che le mansioni elencate dalla norma senza riferimento al tesseramento sono quelle per le quali il tesseramento è obbligatorio[31].

  • Le mansioni del volontario

Per quanto riguarda il volontario infine è la stessa legge[32] che indica quali sono le funzioni che possono essere svolte attraverso questa figura ed in particolare viene affermato che “le prestazioni dei volontari sono comprensive dello svolgimento diretto dell’attività sportiva, nonché della formazione, della didattica e della preparazione degli atleti”. Ancora una volta ci troviamo in difficoltà ad estendere la normativa dei volontari a quelle figure ausiliarie che non hanno un contatto diretto con lo svolgimento di attività sportiva. Inoltre sicuramente non si può estendere la disciplina del volontario sportivo a chi opera nell’ambito delle attività commerciali dell’ente sportivo[33].  Anche questa considerazione discende direttamente dalla lettera della legge che prevede che gli enti sportivi possano avvalersi di volontari solo per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali[34].  Infine, a differenza di quanto affermato in merito al lavoratore sportivo, riteniamo che non ci sia un obbligo legale di tesserare chi opera in qualità di volontario a meno che quest’obbligo discenda dalla regolamentazione dell’ente affiliante in relazione all’attività concretamente svolta.

Anche su questo argomento ci impegniamo a fare un ulteriore approfondimento.

Parma, 10 settembre 2023

Dr. Fabio Zucconi

[1] D.Lgs. 29 agosto 2023,n.120.

[2] Cfr. Sport-Update n.12/23 del 5/9/2023.

[3] Ciò è espressamente previsto dal terzo comma dell’articolo 29 del D.Lgs. 28 febbraio 2021,n.36 che così stabilisce: “Le prestazioni sportive di volontariato sono incompatibili con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività sportiva”.

[4] Fattispecie prevista esclusivamente per il lavoratore sportivo.

[5] Fattispecie prevista esclusivamente per il volontario.

[6] Cfr. art.67, comma 1, lett. m) che espressamente enumerava tra tale tipo di redditi: “le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi”.

[7] Approfondiremo meglio in altra sede il tema dei rimborsi, ma questo deve essere il concetto di base che deve guidare nella scelta della figura di riferimento.

[8] La descrizione completa della definizione di lavoratore sportivo è contenuta nell’articolo 2, comma 1, lettera dd) del D.Lgs. 28 febbraio 2021, n.36: “lavoratore sportivo: l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercitano l’attività sportiva verso un corrispettivo” e nell’art.25, comma 1 che così recita: “È lavoratore sportivo l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercita l’attività sportiva verso un corrispettivo a favore di un soggetto dell’ordinamento sportivo iscritto nel Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, nonché’ a favore delle Federazioni sportive nazionali, delle Discipline sportive associate, degli Enti di promozione sportiva, delle associazioni benemerite, anche paralimpici, del CONI, del CIP e di Sport e salute S.p.a. o di altro soggetto tesserato . È lavoratore sportivo ogni altro tesserato, ai sensi dell’articolo 15, che svolge verso un corrispettivo a favore dei soggetti di cui al primo periodo le mansioni rientranti, sulla base dei regolamenti tecnici della singola disciplina sportiva, tra quelle necessarie per lo svolgimento di attività sportiva, con esclusione delle mansioni di carattere amministrativo-gestionale. Non sono lavoratori sportivi coloro che forniscono prestazioni nell’ambito di una professione la cui abilitazione professionale è rilasciata al di fuori dell’ordinamento sportivo e per il cui esercizio devono essere iscritti in appositi albi o elenchi tenuti dai rispettivi ordini professionali”..

[9] Cfr. art.29, comma 1 del D.Lgs. 28 febbraio 2021, n.36.

[10] L’assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi deve seguire le modalità previste per gli Enti del Terzo Settore in quanto si deve far riferimento all’articolo 18,comma 2 del  D.Lgs. 3 luglio 2017, n.117.

[11] In particolare è stato introdotto l’obbligo di iscrizione del lavoratore sportivo alla gestione separata dell’INPS. Ci occuperemo con altro specifico articolo della quantificazione dei contributi  previdenziali.

[12] In verità è stata anche modificata la modalità di tassazione dei compensi sportivi in quanto il lavoratore sportivo è assoggettato alla tassazione ordinaria a scaglioni per tutto l’imponibile fiscale  (oltre la soglia di non tassazione di 15.000 euro), mentre il compenso sportivo qualificato come reddito diverso aveva una diversa modalità di tassazione che prevedeva la ritenuta ad aliquota fissa a titolo di imposta per i primi 30.658,28 euro (con l’esclusione dei primi 10.000 euro che erano esenti da imposta).

[13] Per alcune Federazioni infatti questa dichiarazione va caricata sul portale al momento del tesseramento.

[14] Cfr. nota 10.

[15] In partica,  anziché dover assicurare ogni  volontario identificandolo specificamente per nome e cognome la polizza identifica un numero massimo di volontari assicurati. L’abbinamento del nome del volontario al numero indicato in polizza avviene attraverso la tenuta del registro dei volontari.

[16] Decreto MISE 6 ottobre 2021 – https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/11/30/21A06971/sg

[17] O altro pubblico ufficiale abilitato.

[18] Questo adempimento è esplicitamente previsto dal sopra citato Decreto MISE 6 ottobre 2021.

[19] Per i dettagli su come redigere il contratto invieremo a breve una nuova newsletter specifica.

[20] Dedicheremo anche a questo adempimento un approfondimento specifico.

[21] Cfr. art.28, comma 5 D.Lgs. 28 febbraio 2021, n.36 nella versione successiva alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 29 agosto 2023, n.120.

[22] Sempre art.28, comma 5 D.Lgs. 28 febbraio 2021, n.36 nella versione successiva alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 29 agosto 2023, n.120

[23] Anche di tutti questi adempimenti daremo conto in dettaglio nelle prossime circolari.

[24] Quindi si dovranno applicare le regole ordinarie dei singoli istituti lavoristici previsti (lavoro autonomo, lavoro occasionale, lavoro dipendente  ecc…) e non si potranno applicare le agevolazioni previste per il lavoro sportivo (soglie di esenzione contributiva e fiscale) e per il volontariato sportivo (possibilità di erogare rimborsi non tassati).

[25] In realtà l’elenco completo comprende sportivo l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara.

[26] Art.25, comma 1 del D.Lgs. 28 febbraio 2021, n.36.

[27] Una approfondita ricerca ha portato a verificare che circa un terzo degli enti affilianti (in realtà per il momento abbiamo monitorato i solo i siti delle Federazioni Sportive Nazionali e degli Enti di Promozione Sportiva) ha emanato un apposito regolamento o comunque ha deliberato o preso posizione in relazione alle mansioni come previsto dall’art.25 D.Lgs. 36/2021 sopra richiamato.

[28] Cfr. Comunicato Ufficiale Federkombat del 19/8/2023 e (quasi fotocopia) comunicato Consiglio Federale FIC (Federazione Italiana Canottaggio) del 1/7/2023.

[29] L’unica delibera che riconosce esplicitamente questa funzione come necessaria allo svolgimento dell’attività sportiva è quella della  FIC (Federazione Italiana Canottaggio).

[30] Tutte le delibere rinvenute richiamano questa figura tra quelle necessarie allo svolgimento dell’attività  sportiva.

[31] In precedenza con la vecchia normativa questo aspetto non era esplicitamente previsto, anche se già allora era consigliabile che i percipienti di compensi sportivi fossero tesserati.

[32] Che all’art.25, comma 1 prevede che possa essere lavoratore sportivo “ogni altro tesserato … che svolge … le mansioni rientranti … tra quelle necessarie per lo svolgimento di attività sportiva”.

[33] In particolar modo con riferimento ad atleti e tecnici.

[34] Cfr.art.29, comma 1 del d.Lgs. 28 febbraio 2021, n.36.

[35] Ad esempio il barista.

[36] Cfr.art.29, comma 1 del D.Lgs. 28 febbraio 2021, n.36.