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SICUREZZA SUL LAVORO DOPO LA RIFORMA DELLO SPORT

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CONTENUTO IN Sport-Update – Newsletter n. 18/23 – 9/11/2023

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Studio S.T.A.I. Servizio Tecnico alle Imprese. Consulenza in materia di Sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro. Dott.ssa Giulia Salomoni – Via Chiaviche 63, 43124 Parma –  tel.  0521 1812934 – e mail info@stai-sicurezza-lavoro.com – www.stai-sicurezza-lavoro.com

La riforma del lavoro sportivo introdotta con i decreti legislativi del febbraio 2021[1] entrati in vigore a luglio e modificata con il correttivo di settembre[2] impatta anche sugli obblighi correlati alla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Ricordiamo che già prima dell’introduzione delle modifiche normative recate dalla riforma dello sport era stato chiarito[3] che gli enti sportivi dilettantistici non hanno alcuna limitazione soggettiva specifica in tema di sicurezza sul lavoro legata al tipo di attività svolta o al fatto di essere enti senza scopo di lucro. Ne deriva che già in precedenza, qualora gli enti sportivi  avessero avuto alle proprie dipendenze dei lavoratori, avrebbero dovuto impiantare tutta la struttura prevista dalla normativa di  settore[4]. Tuttavia, in vigenza del vecchio inquadramento delle collaborazioni sportive come redditi diversi[5] e della equiparazione a questi dei rapporti di collaborazione amministrativo-gestionale, era stato ufficialmente affermato[6] che si dovesse applicare a questi casi il regime previsto per i lavoratori autonomi. Gli adempimenti si riducevano quindi all’obbligo di utilizzare attrezzature di lavoro[7] e dispositivi di protezione individuale[8] conformi alle specifiche normative di riferimento e di svolgere particolari adempimenti in caso di attività svolta in appalto o subappalto[9]. I collaboratori sportivi avevano inoltre la facoltà, ma non l’obbligo, di beneficiare, sostenendone direttamente le spese, della sorveglianza sanitaria e della partecipazione a corsi di formazione specifici[10]. Ora, tenuto conto del fatto che l’attività sportiva[11], tranne pochi casi in sport particolari, non necessita generalmente di attrezzature o disposizioni di protezione individuali, e che nella pressoché totalità dei casi nessun collaboratore si avvaleva della facoltà di usufruire della sorveglianza sanitaria e dei corsi di formazione a proprie spese, in sostanza si può affermare che in vigenza della vecchia  normativa sulle collaborazioni sportive non esistesse alcun adempimento nel campo della sicurezza sul lavoro.

La lettura integrale dell'articolo è riservata agli abbonati al servizio SPORT-UPDATE. Per informazioni e richieste di abbonamento inviare mail a segreteria@studiofabiozucconi.it